SIBILLA ALERAMO COSI’ BELLA COME UN SOGNO (Le Laudi per Lei)

SIBILLA ALERAMO

Così bella come un sogno

drammaturgia poetica

LORENZO BERTOLANI

con

LORELLA SERNI

Voce fuori campo

FULVIO CAUTERUCCIO

Violoncello solista compositore musiche originali

VOLFANGO DAMI

Impianto scenico e luci

LORENZO CASTAGNOLI

Ideazione

GIANCARLO CAUTERUCCIO

Messa in scena

LORELLA SERNI

PRESENTAZIONE

La sera del 13 settembre 1917, da Novara, dove poche ore prima ha incontrato in carcere il poeta Dino Campana, la scrittrice Sibilla Aleramo scrive una straziante lettera allo scrittore e critico Emilio Cecchi, amico di entrambi: rievoca il drammatico incontro con Dino, comunica la decisione angosciante ma irrevocabile di lasciare definitivamente il poeta, per il bene di entrambi.

Da quest’ultimo incontro e da questa lettera Lorenzo Bertolani ha tratto la drammaturgia poetica Sibilla Aleramo. Così bella come un sogno, in cui immagina la scrittrice ripensare e rivivere la sua storia d’amore con l’autore dei Canti Orfici ma anche la sua stessa vita: la violenza sessuale subita, l’abbandono del figlio, la madre morta in manicomio senza averla più rivista.

Ma la Sibilla Aleramo proposta da Bertolani non è la donna cinica e calcolatrice che ha sedotto Campana per aggiungerlo alla sua ricca collezione di amanti scrittori, intellettuali e artisti: con una scelta anticonvenzionale e coraggiosa l’autore ha messo in evidenza il lato più sofferente di Sibilla, la scelta rischiosa di vivere, non sottraendosi al suo destino e alla sua natura, un tempo che poteva essere, e che è stato, a tratti violento e disarmante.

Ne è risultato “un piccolo poema che riesce a contenere una bellezza scarna e pura, limpida e nuda” (Roberto Carifi). Lorella Serni, con la collaborazione di Giancarlo Cauteruccio, ne ha ricavato una messa in scena “che in questi dieci anni è diventato un classico della teatrografia campaniana” (Dino Castrovilli).

LO SPETTACOLO

Lo spettacolo racconta la storia d’amore tra Sibilla Aleramo e Dino Campana, una storia complessa ma allo stesso tempo semplice, “…semplice com’è un amore che sta per concludersi, che porta con sé la propria fine”.(Roberto Carifi)

La pièce inizia dalla fine, quando, il 13 settembre 1917, la Aleramo si reca nel carcere di Novara dov’è rinchiuso Campana, ottiene che sia rimandato a Marradi e comincia a ricordare i momenti del  loro amore.

“L’ho amato,/come nessun altro avrebbe mai potuto amarlo,/come si ama l’ultima delle cose che la vita ti ha concesso di amare prima della morte./L’ho amato come il passaggio estremo /che il destino ti pone/ perché si compia il tuo destino”.

L’attesa del treno permette alla scrittrice di ripensare e rivivere, fisicamente oltre che mentalmente, il rapporto col poeta: la storia tra i due comincia nel giugno del 1916, con una lettera di Sibilla a Dino, tempo dopo, il 3 agosto, dopo un fitto scambio di lettere, i due si incontrano per la prima volta e cominciano a vivere il loro tormentato rapporto.

Un rapporto fatto di felicità alta e di dolore profondo, di momenti di esaltazione sublime e di drammatica sofferenza, dove si insinuerà la follia di Campana, fino a sfiorare la tragedia. L’amore della  Aleramo è passione, esaltazione, convinzione  di poter salvare il poeta dalla pazzia; infine l’impotenza a trovare uno sbocco al disastroso stato del poeta, convince Sibilla che l’unica possibilità è quella di chiudere definitivamente ogni contatto. Verso chi soffre così profondamente si deve compiere un gesto d’amore: Sibilla sacrifica la sua passione e lo abbandona, ritrovando però, come scriverà dalla stazione di Novara in una lettera ad Emilio Cecchi, tutta la tragicità della sua libertà. ”Molti amori finiscono così,… nelle dune di un deserto che all’improvviso si mostrano. Sullo sfondo la natura è sempre bella, a dispetto di ciò che attende gli esseri umani.”(R.Carifi)

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